I Vincanto e Serafino Soldani

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vincanto-serafino-soldani-0001Pilade Cantini
Serafino Soldani classe 1924

Un cantastorie si racconta e canta con i Vincanto

Titivillus edizioni 2004


DAL RETRO COPERTINA:
Il "mondo" di Serafino Soldani raccontato attraverso un'intervista e un disco di canzoni popolari. La storia affascinante e appassionata di un cantastorie. La vita di un uomo che ha costruito (e costruisce) uno degli infiniti "pezzetti" della civiltà toscana.

LEGGIAMO L'ALETTA DESTRA IN FONDO:
Serafino Soldani, classe 1924, mezzadro nel senese poi ferroviere tra la Maremma e la Val d'Era. Per un lungo periodo deportato nei lager nazisti, per un breve periodo sindaco di Montopoli in Val D'Arno. Vive a Castel del Bosco. È cantastorie da tutta una vita.

Pilade Cantini, classe 1972, vive da sempre a Ponte a Egola. Ha scritto diversi libri. Lavora al Quaranthana Teatro Comunale di San Miniato.

Vincanto, classe 2003, gruppo musicale che ripropone il repertorio della canzone popolare toscana. Tutti e quattro insieme hanno oggi 86 anni. Vantano però storie antiche, tra San Miniato e Montopoli in Val D'Arno (Balconevisi, Isola, Roffia e San Romano, per l'esattezza).


DAL LIBRO: L'INTERVENTO DEI VINCANTO
UN VINCANTEVOLE PUNTO DI VISTA


Quando Pilade ci ha proposto di lavorare al progetto Serafino Soldani la nostra prima reazione è stata di incredulità... Proprio noi? Ma sei sicuro?
Perché questo stupore? Vi chiederete...
Allora.
La storia dei Vincanto è stata finora una storia fortunata; un concerto dopo l'altro abbiamo visto crescere il nostro piccolo gruppo e il gradimento del pubblico è stato uno stimolo che ci ha portati ad investire sempre maggiori energie per cercare di migliorare, di trovare un nostro stile, tentando di offrire uno spettacolo divertente e intelligente. Questa storia però è anche una storia breve, appena iniziata: ci sentiamo all'inizio di un percorso, magari con delle potenzialità, ma certamente ancora da sviluppare. Insomma, questa opportunità è stata davvero una sorpresa. Nondimeno dopo una breve esitazione abbiamo deciso di accettare la sfida.

Il lavoro con Serafino Soldani è stato stimolante ma molto difficile. Non si trattava solo di riarrangiare dei brani, ma di confrontarsi con un modo di interpretare molto diverso dal nostro, con l'esperienza di una intera, intensa vita vissuta e con esigenze talvolta addirittura contrastanti con le nostre. Per sintonizzarsi con Serafino è stato necessario cominciare con l'ascolto. Ci siamo lasciati attraversare da queste canzoni, abbiamo tentato di essere il più possibile aperti ad un confronto vero, rimettendo umilmente in discussione il nostro approccio abituale con brani nuovi, il nostro solito modo di interpretare semplice ma tendenzialmente preciso.
vincanto-serafino-soldani-0002Abbiamo cercato di assecondare il modo di cantare di Serafino, di seguirlo senza snaturarlo, per non inquinare la genuinità della sua preziosa testimonianza. Per scelta abbiamo tentato di realizzare un accompagnamento il più possibile discreto alla sua voce prorompente, di seguire docilmente le sue oscillazioni ritmiche e il suo fraseggio, dandogli una veste armonica non insignificante, ma nemmeno invadente, rimanendo volutamente quasi in secondo piano.

Prove: Pilade e Elena vanno a prendere Serafino a Castel del Bosco, lo portano a casa di Ilaria a Balconevisi (in "Fondo di Scesa"), dove li aspettano gli altri membri dei Vincanto. Prove: la scelta dei brani, Simone e Alessandro cercano gli accordi, Simone e Alessandro trovano gli accordi, Lisa (sorella di Ilaria) batte i testi per tutti, pausa tè. Prove... piano piano ci avviciniamo all'impetuoso Serafino, i personaggi delle sue canzoni prendono forma e quasi vita attraverso le sue storie che canta e che conta, che non si stanca mai di raccontare. Serafino che piange, che ride, che non si ferma, travolge e coinvolge, come volendoti trascinare nel suo fiume di fatti ("Vieni qui, Ilaria, ti racconto un fatto...". "Elena, te l'ho mai raccontato di quando...").

Registrazione: la pazienza di Tommaso Nobilio e Alessandro Moscatelli, abili nel giostrarsi fra microfoni, strumenti, cavi, computer e cd, ci ha soccorso, eccome se ci ha soccorso. Ci ha soccorso davvero, eh si! E da parte loro non sono certo mancati consigli e suggerimenti di ogni genere, né incoraggiamenti nei momenti di sconforto. Grazie.
Abbiamo imparato molto da questa esperienza; in fondo le difficoltà che abbiamo incontrato sono il segno evidente di come la sensibilità musicale sia cambiata negli anni, della distanza che ci separa dal modo in cui venivano davvero cantate queste canzoni. Lavorando con Serafino, ricostruendo con lui questi pezzi, abbiamo avuto la possibilità di confrontarci direttamente con le fonti, senza altre mediazioni stilistiche ed interpretative. Una opportunità unica, "didatticamente".

Ma nel nostro temino non possono mancare i ringraziamenti... non ci scordiamo nessuno, eh... Gottungha, Pilade, la Comune tutta, i Fagianella, il CdG (Fido), casa Savini, Pilade, Claudia e Luciano, Dodi Moscati, la Svezia, Pilade, tutti coloro che nella vita ci hanno messo alla prova e che noi abbiamo regolarmente deluso, Giacomo Caramelli, Rosanna della Cantina Sociale Montalbano, Caterina Bueno, Lorenzo "Asclepiodonte" Menichetti, Giampiero, Giorgio Dimitrov, i Bizantina, Enrico Baj, il Gambero, la tartaruga del Gambero, i bomboloni della mamma del Gambero, il babbo del Gambero, le Gazzelle di Thompson, tutti coloro che ci sono venuti a sentire e che ci torneranno, le Antiche Geometrie del Vino, il Vino e Pilade. Infine Pilade e la Titivillus.

Fine del momento dell'edonismo.

Conclusa questa avventura certamente continueremo a filtrare il nostro repertorio attraverso tutto il nostro bagaglio di esperienze, di studi, di sensibilità e di vita, come crediamo sia giusto e come ci divertiamo di più a fare, ma di sicuro il nostro lavoro futuro sarà arricchito da una consapevolezza nuova che ci porteremo dietro come un piccolo segreto, blu.

Vincanto, febbraio 2004

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La Ricciola [Scarica il file mp3 (clicca col destro e salva con nome) ]
Eroica storia del compagno Licio Nencetti [Scarica il file mp3 (clicca col destro e salva con nome) ]

Alcuni commenti sulle canzoni dal libro e i testi

- Che canzoni ci si mette sul sito?
- Licio e la Ricciola, senno' si perde i' senso delle 'ose...

La Ricciola


Una canzone vivace nella musica ma piuttosto triste nel contenuto. Una canzone tutt'oggi famosissima nella Valdegola e che, a suo tempo, nacque per vendetta. La vendetta del colono Fedele Boldrini di Coiano (Fi): secondo le ricerche di Gino Ceccatelli, fu infatti proprio lui che scrisse questo testo nel 1919, per "canzonare" la bella Ricciola, una giovane ragazza di Barbialla (Fi) che sempre aveva respinto i suoi corteggiamenti e poi era "caduta" tra le mani del suo padrone Gigino... che come tutti padroni...


Una bella ragazza, la Ricciola chiamata
lassù a Barbialla è nata e per garzone andò.
Popolo a Catignano, proprio vicino a Varna
di fa' come la starna poi ci s'innamorò.
Il suo padrone, Gigino detto,
ne fu costretto di vero amor
lascia la moglie col suo bambino
questo Gigino così pensò:

"Domenica mattina" disse "Ricciola mia,
noi scapperemo via pe' avé più libertà
ci goderemo insieme, tra i baci e le carezze
d'amor tutte l'ebbrezze di gran felicità.".
"Caro Gigino, vengo davvero
non mi par vero dove si va,
io son contenta, dammi la mano
da Catignano si partirà...".

Partiron tutti e due come sposi novelli
con quegli occhini belli e lucenti d'amor,
lui pronto come un gallo, sembrava un bersagliere:
"Ricciola volentiere io ti consolerò,
vieni mia cara in questo palazzo
prendine un mazzo di questi fior
senti che odore, che bramosia
per simpatia di vero amor...".

"Non lo credevo mai, che avessin così odore
Gigino mio d'amore lo voglio conservar
che 'un s'avvizzisca, sennò si tronca
lo metto in conca lasciami far,
che 'un s'avvizzisca, l'odor non perde
'se bello e verde si manterrà...".

Gigino disse allora, passati sette giorni:
"Convien che a casa torni e fori 'un vo' più sta..."
Ritorna a Catignano, lasciando la farfalla
la Ricciola a Barbialla, a casa sua tornò.
Fu ritornata, fu ben saziata
fu ben saziata di questo fior
e allor Gigino, fatto ogni cosa
dalla sua sposa ne ritornò.

Appena lei lo vide disse: "Che sei tornato,
vergognati sfacciato che m'hai fatto soffri!".
Gigino disse allora: "Guardiamo se si termina
fu quella bella femmina che mi fece fuggir..."
Disse: "Perdonami, credi ho goduto
quant'ho potuto, credilo a me
cara mia sposa, sopporta e taci
ora i miei baci li dono a te!"

Eroica storia del compagno Licio Nencetti

Questa lunga canzone in ottava rima sta molto a cuore a Serafino Soldani. è la storia di Licio Nencetti, un giovane partigiano della Val di Chiana, fucilato dai fascisti nel maggio 1944. Serafino ricorda molti episodi della breve vita di Licio e, raccontandoli, si commuove ancora oggi:

Licio è stato un amico, un compagno che ha tanto sofferto a causa del regime fascista. Licio Nencetti, figlio di Silvio e di Aguzzi Rita, ancora giovanissimo era rimasto senza padre, morto, si diceva, a seguito delle percosse ricevute dai fascisti. Infatti Silvio Nencetti era stato Sindaco socialista di Lucignano verso il 1920.
La moglie di lui e suo figlio Licio dovettero crescere nella miseria più nera, chiedendo le elemosina. Certe volte erano i frati cappuccini che gli offrivano un pranzo. Rita era amica della zia Maria e ricordo che, di tanto in tanto, veniva a casa nostra. Quando la zia la intravedeva già nella stradella che portava alla nostra abitazione esclamava: "C'è quella disgraziata, ma cosa gli dico...", intanto però, andava subito nel granaio a cercare o un po' di fagioli o patate o un pane per darglielo. Quando arrivavano le andava incontro, si abbracciavano e poi la zia diceva: "Rita, come va?". "Eh, cara Maria...". Intanto la zia dava subito una fetta di pane a Licio e gli diceva: "Aspetta ti vado a cercare qualcosa di companatico...", e andava a vedere di trovare una mela o due noci ma quando tornava, Licio il pane l'aveva già divorato.
Ricordo che quando cadde Mussolini, nel luglio 1943, mi trovavo per caso a Lucignano e vidi Licio che aveva preso una scala e con il martello e lo scalpello spaccava le scritte fasciste e la testa del Duce stampate sopra l'arco della porta del paese. Proprio in quel momento passava il maresciallo che gli domando: "Cosa fai costassù?" e Licio rispose: "Maresciallo, non le pare che sia venuto il momento di levarle queste brutture?". Il maresciallo, vista la situazione nazionale così confusa, non rispose e preferì andar via. Passarono anche dei fascisti fanatici, che non fiatarono. Ma dopo l'8 settembre, con la riorganizzazione della Repubblica di Salò, Licio dovette scappare perché i fascisti lo braccavano e così si spostò nel Casentino, dove fondò un gruppo partigiano."
Licio Nencetti venne poi catturato, torturato e ucciso. La fucilazione avvenne il 26 maggio 1944.
Prima di morire Licio scrisse una lettera alla madre, nella quale spiegava la sua scelta. È uno scritto datato 3 novembre 1943: "...perché io non potevo più stare in mezzo a una masnada di vigliacchi. Vado con i ribelli per difendere l'idea di mio padre, e per ridare ancora l'onore alla mia bella Patria.

La versione della canzone che noi proponiamo è quella composta da Pietro Casini, nato a Lucignano nel 1927, ed amico sia di Licio che di Serafino.


1.
Compagni se vi assiste la memoria
ricorderete i tempi d'oppressione,
quell'epoca funesta della storia
che mise tutto il mondo in perdizione.
I popoli tra loro fecero guerra,
ognuno perse il senno e la ragione
la morte dilagò sopra la terra
ovunque fu rovina e distruzione.

2.
Nel cielo tuonò il rombo del cannone
l'Italia si dovette inginocchiare
i tedeschi vi fecero invasione
si videro i fratelli deportare.
Per noi non ci fu pace e compassione
abbandonati fummo a triste sorte,
il re tradì per primo la nazione
ed al nemico spalancò le porte.

3.
Così il fascismo si risentì forte
unito col tedesco distruttore
la strage seminò tra fame e morte
portando la nazione al disonore.
Di delinquenti strinsero una coorte
per aiutare il barbaro invasore
e dar la caccia ai più puri italiani
giovani baldi e fieri partigiani.

4.
Molti fatti di sangue disumani
si videro dovunque consumare
famiglie trucidate come cani
in ogni strada e in ogni casolare.
Sian maledetti quei repubblichini
che tanti strazi si dettero a fare
perseguitando i figli prediletti
che di fuggire furono costretti.

5.
D'esempio fu per noi Licio Nencetti
che alla ventura gli toccò scappare;
la sua memoria merita i rispetti
e la sua storia ognun deve ascoltare.
Con lui molti lasciarono terre e tetti
e le proprie famiglie abbandonare
armati di coraggio e di moschetto
col nome degli eroi scolpito in petto.

6.
L'otto settembre Licio aveva detto
che vendicato alfine avrebbe il padre
pure pensando triste il poveretto
al gran dolore della vecchia madre.
Gli sgherri del partito maledetto
che in tutti i luoghi avevano le squadre
con tutto l'odio e losca rappresaglia
sul bravo Licio misero una taglia.

7.
E sempre più il furor su lui si scaglia
da Lucignano gli toccò scappare
perseguitato da tanta canaglia
in Casentin dovette rifugiare.
Allora Licio dichiarò battaglia,
si mise i partigiani a radunare
facendo su pei monti accampamento
della vendetta attese il gran momento.

8.
Rapidamente passano le ore
si scorge gia il nemico da lontano
il cuor di Licio palpita d'ardore
ed ai compagni tende la sua mano.
Il partigiano pugna con onore
contro il fascismo truce e disumano,
ed ora che la sorte a noi s'avanza
annienterem la loro tracotanza.

9.
Puntan le armi pieni d'esultanza
sereno il volto e l'animo felice
in tutti i cuori regna la speranza
di far cantare la mitragliatrice.
Ognuno sa che sono in minoranza
però d'aver timore nessun dice,
al primo cenno scoppia la battaglia
e sibila rabbiosa la mitraglia.

10.
La peggio fu per quella vil gentaglia
priva di fede e priva d'ardimento
di farabutti tutta un'accozzaglia
che furono sbandati in un momento.
Ma Licio nel successo non s'incaglia
rinnova coi compagni il giuramento
e dice: "Per maggior precauzione
decido di cambiare posizione...

11.
Bisogna migliorar la situazione
cari compagni siate forti e pronti
occorre sempre far molta attenzione
e dislocarsi in più protetti monti.
Ritorneranno a fare un'escursione
battendo mulattiere, strade e ponti
e quando ci sarò il rastrellamento
col piombo gli faremo un complimento.".

12.
A Monterozi fu il trasferimento
ma vennero scoperti e circondati
però la sorte non recò sgomento
da gran coraggio furono animati.
Ognuno tenne fede al giuramento
per quanto si trovassero isolati
passarono con impeto all'attacco
ed al nemico ancor dettero scacco.

13.
Poi per non farsi prendere nel sacco
e per agire con cervello fino
pensarono di rigirare il tacco
e ritornare tutti in Casentino.
Nessuno fra di loro fu vigliacco
stettero unti di, sera e mattino
e Licio poté fare alfin vendetta
su quella stirpe infame e maledetta.

14.
Ma la sciagura stava gia in vedetta
e contro Licio preparò l'agguato
il 23 di maggio per disdetta
da quelle belve venne catturato.
In carcere fu messo in tutta fretta
fra pugni e calci e poi fu torturato
ma Licio nulla a loro volle dire
perché i compagni non volea tradire.

15.
Più di uno strazio gli toccò subire
ma solo alla sua mamma egli pensava
qualche notizia farle pervenire
ormai che a morte certa se ne andava.
Nulla importava a lui di quel patire
né grazia a quegli sgherri domandava
e dopo un giorno che fu carcerato
sol per finzione venne liberato.

16.
Di nuovo fu ripreso e interrogato
ma nessuna risposta volle dare
allora col sistema più spietato
pugni e pedate presero a menare.
Dell'ira furibonda il disgraziato
vide la dura sorte preparare,
tutto il veleno di quei delinquenti
si accese fracassandogli anche i denti.

17.
Il nostro eroe mantenne il suo coraggio
e disprezzò il nemico con fierezza
finché il mattino del 26 maggio
finir doveva la sua giovinezza.
Di salvarlo non c'era alcun miraggio
e attese il suo verdetto con fermezza
fuori dalla prigione fu portato
dove un plotone stava preparato.

18.
E nel piazzal di Talla ben legato
lo portan quella massa di aguzzini
poi l'ordine di fuoco venne dato
e sparan su di lui quegli assassini.
L'eroico suo petto è crivellato
dal piombo infame dei repubblichini
e mentre che la fine a Licio scocca
stramazza al suolo col sorriso in bocca.

19.
Alla sua cara mamma con amore
ogni persona onesta sciughi il pianto
e sulla tomba a lui deponga un fiore
esalti dalla gloria tutto il vanto.
Licio Nencetti è tua questa canzone
col cuore di compagno te la canto,
riposa in pace non ti scorderemo
la tua memoria noi vendicheremo!

20.
Un giorno la giustizia noi faremo
l'Italia sarà alfine liberata
il lurido fascismo stroncheremo
in nome della patria tanto amata.
La terra degli eroi difenderemo
da tanti manigoldi profanata
e i martiri dei nostri partigiani
diranno al mondo inter: "Siamo italiani!".

Lista delle canzoni presenti nel CD
1. La ballata del Bandito Orcino
2. Il prete della Befa
3. I mercanti del monte
4. Eroica storia del compagno Licio Nencetti
5. I giovani degli anni Trenta
6. Lina
7. La Ricciola
8. La Maremma di Serafino