Trenta giorni di nave a vapore a Empoli
Scritto da Ilaria Martedì 25 Ottobre 2011 12:24
venerdì 28 ottobre
Una serata per capire cosa sta succedendo sulle sponde del Mediterraneo, per parlare di come i migranti arrivano nel nostro paese e per ricordare il vissuto di quella parte di Italia che è migrata nei secoli scorsi.
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Ore 18.00: Conferenza con
- GIANFRANCO SCHIAVONE, membro del Direttivo Nazionale dell’Associazione Studi Giuridici sull’immigrazione
- LARA PANZANI, responsabile del Cospe per i progetti in Tunisia e Ghana
- DANIELE BELLESI, coautore dell’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo
- Volontari di EMERGENCY dei Centri Poliambulatori di Palermo e PortoMarghera
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Ore 20.00: APERICENA con degustazione dei prodotti del Commercio equo & solidale e a km 0
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Ore 21.30: Concerto – spettacolo dei VINCANTO
“Trenta giorni di nave a vapore"
Ilaria savini: Voce e percussioni
Simone Faraoni: Fisarmonica, Voce, armonica, flauto dolce tenore e soprano, percussioni
Alessandro Cei: Chitarra e voce
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Trenta giorni di nave a vapore
spettacolo sui canti dei migranti italiani tra ottocento e novecento
Gli italiani hanno un passato anche recente di emigranti, di poveri disgraziati che vendevano i figli perché non potevano allevarli, di affamati che tra ottocento e novecento vivevano in catapecchie, dividendo le stanze con maiali e pollame. I canti popolari raccolti dalla viva voce degli informatori sono memoria e storia di quel passato scomodo, di quella rabbia, di quella sete di giustizia.
I Vincanto guideranno il pubblico attraverso il mondo povero e doloroso di chi era costretto a partire, spesso per non tornare, di chi ha affrontando un viaggio costoso che spesso si trasformava in tragedia. Un viaggio immaginario in un passato assai vicino, ma troppo spesso dimenticato.
Lo spettacolo vuole mettere in luce le contraddizioni di un paese, l’Italia, che solo nel 1981 passa ufficialmente da paese di emigranti a meta di altri migranti.
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Il concerto si muove attraverso i canti che i migranti italiani crearono per raccontare la loro condizione e ripercorre varie tappe dell’emigrazione italiana: l’emigrazione legata a lavori stagionali (mondine, carbonai, pastori…), quella ottocentesca oltralpe, quella quasi sempre definitiva oltreoceano, fino a canti nati negli anni ‘60 e ‘70 del novecento. In quel periodo, nonostante il “boom economicoâ€, molti italiani varcavano i confini cercando lavoro in altri paesi europei e ancora negli anni ’60 si registrano italiani morti nel tentativo di varcare clandestinamente la frontiera con la Svizzera. Molti cantarono queste storie, come l’operaio Alfredo Bandelli e lo psichiatra Gianni Nebbiosi, autore di un brano che racconta di come in Germania ci fosse anche chi finiva internato in manicomio a causa delle difficilissime condizioni di vita (“Emigrato su in Germania\ sento il cuore che mi smania\ sento estranee cose e gente\ e alla fine anche la mente…â€), con un finale a sorpresa che invita a non arrendersi all’ingiustizia.
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