Tempo di bilanci

Attenzione: apre in una nuova finestra. PDFStampaE-mail

ciuco
 
Ecco la lettera che ci ha spedito Luca Carli, operatore della RSA Chiarugi di Empoli sui due spettacoli "La RIPRESA di San Miniato" ai quali abbiamo partecipato questa estate...la pubblichiamo perchè condividiamo al cento per cento le sue osservazioni...
 

 
Salve a tutti. So che mi aspettavate più presto, non ho nammeno la scusa delle vacanze, ché son stato tutto agosto a lavorare. Tant’è.
Per la RiPresa di sanMiniato vi ho cercato, vi ho chiesto aiuto, ho contratto con voi dei debiti di riconoscenza. Provo ora a saldare i miei debiti con voi - che siete tanti - ringraziandovi.
Sono naturalmente molto contento del risultato finale complessivo.
Credo che ci siano due piani sui quali valutare la riuscita della RiPresa.
Un piano, quello più appropriato, è quello dell’evento o, se (come a me) non vi piace la parola: della festa. Su questo piano, lo scopo era quello di far incontrare gli anziani delle nostre due RSA, farli collaborare a un progetto comune e - fisicamente - scambiarsi una visita, vicendevolmente orgogliosi ospitanti e curiosi ospiti; e far incontrare gli anziani (e gli operatori) delle RSA con l’ ‘esterno’. Obiettivi: rinforzare il legame fra le RSA e la città; restituire ai residenti un ruolo sociale più attivo e rilevante; grazie alla visita di estranei, riattivare alcune residue abilità sociali, dalla cura di sé alla ricapitolazione delle residue risorse per una conversazione. Questi incontri hanno senz’altro funzionato. Per una volta i visitatori non erano venuti caritatevoli a distrarci con una tombola o una fisarmonica: no, eccoli davanti a noi, a bocca aperta ascoltarci, sul terrazzo/in giardino, sotto le stelle - quando di solito invece qui sono spente le luci e le porte chiuse. Come far giocare a una squadra di paraplegici una partita di serie A. E vincere.
L’altro piano di valutazione di cui parlavo è quello più propriamente teatrale. Evidentemente è improprio un giudizio di questo tipo: troppo differenti le abilità dei protagonisti i Vincanto; Antonio, Giovanni, Sergio; i ragazzi del liceo; gli anziani delle RSA. E soprattutto, non era far teatro il nostro obiettivo, non per questo abbiamo lavorato, non c’è stata nessuna preparazione, nessuna prova se non qualcuna ‘tecnica’. Su questo piano, non c’è stata proprio partita. Eppure, mi chiedo, vi chiedo: proprio sulla scorta di questa esperienza, quali possibilità ci sono invece di un progetto più propriamente teatrale, con i nonni delle nostre RSA? È a partire da una certa idea di teatro, naturalmente: “non è il teatro che è necessario, ma qualcos’altro, assolutamente qualcos’altro: superare le frontiere fra me e te per arrivare a inconrtarci, per non perderci fra la folla, né fra le parole†(J.Grotowski). Un teatro che sia definizione e ricostruzione di una propria identità, individuale e collettiva, a partire da un incontro fra persone che magari vivono nella stessa città senza altrimenti incontrarsi mai.
Allego alcune delle foto che ho fatto, quelle che mi sembrano migliori: non sono granché: avevo la testa allo spettacolo, la luce era poca, e comunque è difficilissimo far belle foto a teatro.
A presto, a tutti. Luca