cinquecento catenelle

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Ieri a Firenze è morta Caterina Bueno. Aveva 62 anni.

Ho qui davanti il  disco in vinile "Eran tre falciatori"...consumato da quante volte è stato ascoltato e sempre a portata di mano. Ci sono cresciuta, con la voce di Caterina...voce antica e preziosa. Mi ha segnata. Caterina è stata e rimane un punto di riferimento,  per noi, per tutti quelli che amano la musica "popolare".

...sapere che anche lei se n'è andata ci riempie di tristezza...

 

DAl Manifesto di Oggi:

Addio alla voce di Caterina Bueno
La pasionaria del canto toscano si è spenta ieri a Firenze all'età di 62 anni. Impegno civile e politico vanno a braccetto in una vita artistica e di ricerca, dove ha raccolto e registrato centinaia di antiche canzoni
S.Cr.
Roma
«E la chitarra veramente la suonavi proprio male, però quando cantavi sembrava Carnevale». Parole calzanti che ben si addicono alla figura di Caterina Bueno, 62 anni, rappresentante del canto popolare toscano nel mondo che si è spenta ieri a Firenze, con cui Francesco De Gregori la descrive in Caterina, un brano estratto da Titanic (1982) dedicato proprio all'antica maestra, che giovane e sconosciuto cantautore lo volle con sé in un tour del 1971 insieme a Antonio De Rose. «Con lei si spenge una delle più belle voci della canzone popolare italiana - così la ricorda Leonardo Domenici, il sindaco di Firenze - la sua lunga attività artistica è stata intensamente permeata da un indomito impegno civile e politico». Rigorosa ricercatrice, Caterina Bueno, voce ruvida da contralto, la cui famiglia era di origine spagnola, impara a suonare da autodidatta la chitarra ma subito la sua attività di ricerca si spinge nei dintorni della canzone popolare toscana, colpita dalla cadenza musicale della lingua di Dante. Raccoglie girando per i borghi e le cittadine della regione a bordo della sua piccola 500, centinaia di nastri di brani spesso intonati dalla stessa voce dei contadini, arrivando inevitabilmente in contatto con l'Istituto Ernesto di Martino di Milano e subito dopo nelle fila del Nuovo Canzoniere Italiano.
Il suo primo spettacolo (1964) è Bella Ciao , con il quale debutta al Festival dei Due Mondi a Spoleto insieme a Giovanna Marini e altri artisti folk. Con Ci ragiono e canto (1966) in compagnia di un gruppo di artisti come Gabriella Ferri, Otello Profazio e Lino Toffolo, andrà in tour in Canada. Impegno politico e musicale vanno di pari passo, tanto che Caterina entra in contatto e aderisce a numerose organizzazioni culturali a sinistra e fa parte per un breve periodo del Gruppo dell'Almanacco Popolare. L'attività discografica - iniziata nel 1965 con La Brunettina e tre anni dopo con La Veglia, viene valorizzata grazie a una collana che la Fonit Cetra distribuisce nei primi anni'70, legando a sè artisti impegnati nel mondo della ricerca popolare, fra questi Rosa Balistreri, Dodi Moscati e il Canzoniere Popolare Veneto. Con l'etichetta milanese incide forse le sue opere più importanti: Eran tre falciatori (1973), Se vi assiste la memoria (1974) e Il trenino della leggera, che saranno rieditate in doppio cd (2006) dalla Wea. Proseguendo nella sua attività di ricerca - che avrà anche una breve parentesi televisiva con Italia bella mostrati gentile (1978) e Il tempo e la memoria (1980), tornerà a esibirsi nel 1990 con De Gregori in un concerto romano per salvare il Folkstudio, lavorando a fianco di Riccardo Tesi e incidendo (1995) un cd in collaborazione con Maurizio Geri dal titolo Canti di Maremma e d'anarchia, che verrà distribuito veicolato da Avvenimenti. Nel 2006 il Comune di Firenze le consegna il Fiorino d'Oro, massima onorificenza della città, che ritirerà il 16 maggio dello stesso anno tenendo un concerto al teatro della Pergola.



Poi arrivò il mattino e col mattino un angelo
e quell'angelo eri tu,

con due spalle uccellino
in un vestito troppo piccolo e con gli occhi ancora blu.


E la chitarra veramente la suonavi molto male,
però quando cantavi sembrava Carnevale,
e una bottiglia ci bastava per un pomeriggio intero,
a raccontarlo oggi non sembra neanche vero.

E la vita Caterina, lo sai, non è comoda per nessuno,
quando vuoi gustare fino in fondo tutto il suo profumo.
Devi rischiare la notte, il vino e la malinconia,
la solitudine e le valigie di un amore che vola via.
E cinquecento catenelle che si spezzano in un secondo
e non ti bastano per piangere le lacrime di tutto il mondo.
Chissà se in quei momenti ti ricordi della mia faccia,
quando la notte scende e ti si gelano le braccia.
Ma se soltanto per un attimo potessi averti accanto
forse non ti direi niente ma ti guarderei soltanto.
Chissà se giochi ancora con i riccioli sull'orecchio
o se guardandomi negli occhi mi troveresti un pò più vecchio.
E quanti mascalzoni hai conosciuto e quanta gente

e quante volte hai chiesto aiuto, ma non ti è servito a niente.
Caterina questa tua canzone la vorrei veder volare
sopra i tetti di Firenze per poterti conquistare.

(Fracesco De Gregori, 1982)