I Vincanto visti da Pilade Cantini
Quella che segue è una presentazione dei Vincanto tratta da una sorta di "recensione" di Pilade Cantini, intitolata "Cémbali sà ffici. Ricognizione semiseria sul recital dei VINCANTO di venerdì 26 settembre 2003 in quel di Montecalvoli", datata 29 settembre 2003.
ALESSANDRO CEI
Chitarra e voce
Chitarrista acerbo ma di d'indiscusso talento. Sicuro, tonante ma sobrio. Voce sgranata quanto basta. Barba postadolescenziale ma fiduciosa del suo inevitabile infoltirsi. Sgabello d'ordinanza. Spavaldo all'occorrenza. Solido quando serve. Sensibile. Cantautore idealtipico.
ILARIA SAVINI
Voce, flauto dolce, cembali
..."Due occhi neri come se navigassero in una mare di pece" (come disse Pierpaolo Pasolini, a proposito di Anna Magnani). Una voce incantevole e consapevole, di sofisticato impasto jazz. Sarebbe stato più naturale sentirla sulle acque del Mississipi che non tra i fetori dell'Usciana. Nel pezzo "Italia bella mostrati gentile", dopo un recitato dell'altra Vincanto, snocciolato con disinvoltura, s'insinua in una traiettoria di note da brividi, che forse solo Ulisse riuscà a sentire nella rotta verso Itaca.
SIMONE FARAONI
Fisarmonica, tastiera, armonica, flauto dolce tenore, voce, percussioni.
La reincarnazione di Jerry Lee Lewis con l'eleganza di Paolo Conte. Polistrumentista naturale. I bambini, come tutti sanno, li portano le cicogne; e il Faraoni, di sicuro, è stato, da subito, adagiato su un pentagramma. Meriterebbe un filmato a ogni performance, perché le sue movenze sono inenarrabili a parole.
PAOLO MORELLI
Tecnico del suono
...Fisico da batterista sotto un volto dai tratti somatici delicato-angelici. Presente, efficiente. Ipercritico come tutti gli scienziati. Smaliziato con gli alti e i bassi. Elegante sui medi...
ELENA ULIVIERI
Voce, flauto dolce, cembali (fino al 2006), sito internet
...Voce di timbrica rockurbana, con retrogusto anglosassone. Versatile comunque anche per il nazional-popolare. Buffa nella narrazione: l'Ulivieri, che solitamente adopra un italiano da Accademia della Crusca, sfumato soltanto da intercalari slang contemporanei, durante lo spettacolo si concede strusciate su scivoli vernacolari, di tenero ed efficace effetto. Tutt'una col suo cémbalo, quasi un prolungamento della sua mano.


